Tedesco e Milanese, Wolfgang H. Ullrich è psicologo e psicoterapeuta. Si occupa anche, tra l’altro, di assistere gli artisti ad affrontare il palco. “Il cervello invia segnali errati, il corpo si ribella. Per esempio una volta Salvatore Accardo…” di HELMUT FAILONI
Nel suo capolavoro – Der Untergeher (Il Soccombente, 1983) – lo scrittore austriaco Thomas Berhard (1931-1989) mette in scena l’impossibilità di raggiungere in musica la perfezione, spalancando porte su temi come il genio distruttivo, l’invidia, l’ossessione di un confronto costante con un talento inarrivabile, che nel romanzo è rappresentato dalla figura di Glenn Gould. Quando “la Lettura” ha conversato con lo psicoterapeuta e mental coach tedesco Wolfgang H. Ullrich (Kassel, Germania Oves, 1955), che lavora proprio con i musicisti che si ritrovano ad avere “problemi” con il loro oggetto d’amore, l’associazione con il romanzo di Bernhard è stata immediata.
Nel suo italiano praticamente perfetto, Ullrich (che ha lo studio a Milano) racconta il suo metodo di lavoro con i musicisti. E specifica subito:” Non chiamateli pazienti, sono clienti. Non sono malati. In questi specifico caso il mio lavoro è soprattutto legato al mental coaching”. La durata degli incontri è di circa un’ora e mezza e il numero delle sedute varia. “C’è chi viene quattro volte, c’è chi vuole che lo segua per più tempo, ma capita anche che un musicista voglia tornare a distanza di un anno, per fare un “richiamo””.
Ullrich ha studiato negli Stati Uniti con la pioniera della terapia familiare Virginia Satir, ha approfondito la psicoterapia della Gestalt e quella sistemica: “Poi ho sviluppato il mio approccio personale, che mi fa sentire vicino ali musicisti, perché come loro lavoro sull’esperienza corporea. In fondo la musica è anche un linguaggio simbolico del corpo nel ritmo, nei suoni, nel respiro. La maggior parte dei musicisti che viene da me perché o teme il palco oppure ha perso la gioia di suonare. E questo si ripercuote sul loro corpo, che si ribella irrigidendosi. “
Un esempio che porta Ullrich è quello del grande violinista Salvatore Accardo (1941): “Posso fare il suo nome perché ha già fatto, come si dice, coming out sull’argomento. Venne da me con una patologia tipica dei musicisti che tendono troppo alla perfezione. È la distonia focale e si sviluppa quando il cervello invia segnali errati che bloccano o irrigidiscono le dita sullo strumento”. Chiamato anche crampo del musicista, è un disturbo in cui una o più dita si piegano verso il palmo o si sollevano in modo incontrollato. Accade solo quando si suona: facendo altre attività, il problema non c’è. “Accardo aveva la distonia alla mano destra. Tutta la sua attenzione era rivolta lì, ma più ci sia applicava, suonando e risuonano, più peggiorava la situazione”. I primi sintomi di norma si hanno con la riproduzione di un suono poco limpido. “Il musicista si spaventa e inizia a suonare di più, a fissarsi sulla perfezione: Inutile. Si calcola che il 5% degli orchestrali soffra di questa malattia, anche se in Germania ora stanno lavorando molto sulla prevenzione”.
Ullrich usa il gioco per “ingannare e riprogrammare” il cervello e risolvere il problema. “In tedesco e in inglese si usa lo stesso verbo per dire “suonare” e “giocare”: spielen e to play (anche in francese jouer, ndr). Nella musica il concetto di gioco è fondamentale. E va ripristinato in chi lo ha perso. Il gioco riporta il musicista alla spontaneità, che facilita la scomparsa del disturbo. Accardo, per esempio, mi diceva che amava giocare con le sue due piccole gemelle. Gli chiesi di associare un colore a ognuna di loro. Li scelse e decidemmo che avrebbe fatto un concerto indossando simbolicamente qualcosa di piccolo, un braccialetto, con i due colori. Piccoli stimoli che spostano l’attenzione cognitiva dal movimento motorio rigido per ricreare contesti di spontaneità motoria e leggerezza. Ha funzionato. Mi disse che era felice perché dopo molto tempo aveva provato nuovamente piacere a suonare il violino”. Non a caso forse, il libro di Ullrich (ne sta finendo uno nuovo) s’intitola proprio La Leggerezza creativa (Guerini e Associati, 2023)
CORRIERE DELLA SERA – di Helmut Failoni
Lunedì 17 Agosto 2026
